Questa notte è tornata. E’ tornata a tormentare il mio animo infame. Le stelle nel cielo brillano più forti questa notte. La musica ha suonato il suo canto con una tale dolcezza che nemmeno il più perfido dei dittatori avrebbe resistito alla commozione. E assieme hanno riempito le nostre orecchie di musica luccicante. La musica e le stelle. Come in un duetto d’amore.
Le parole si sprecano. Spengo la luce. E’ tutto una ruota che gira, senza un verso preciso: un po’ verso sinistra, un po’ verso destra, ubriacando la nostra mente e portandoci fuori strada. La luce non serve per illuminare le parole, esse vivono di luce propria, emettono il giusto chiarore quando serve luccicare come le stelle e sanno tacere quando serve oscurare i pensieri come una luna nuova appena sbocciata. Mi rendo conto che il lanternino che illumina il nostro viaggio si stia portando appresso un piccolo e garbato omino, alto più o meno come un bambino di 4 anni, ma con dentro di se’ la ragione di vita d’ogni uomo.
Io lo vedrei come un ometto piccino, poco ingombrante; se non lo disturbi lui difficilmente turberà il tuo sonno, addirittura se cerchi di chiamarlo per nome alcune volte non risponde e ti ignora. Nel XII secolo A. C. (o giù di lì) era visto come un maschio biondo, occhi color cielo, una corporatura da Dio ed era così bello da non poterlo vedere tanta era la mole di lucentezza che appresso si portava. Psiche se n’era perdutamente innamorata per un suo stesso errore: per colpa della freccia scagliata su di lei che ferì pure lui, si innamorarono. Amore e Psiche.
Questa sera sono stato in un grande capannone pieno di persone. Quelle sotto gli occhi di tutti intrattenevano i più dando sfoggio delle proprie capacità danzanti e canore. Gli altri stavano a guardare, battevano le mani quando gli uomini e le donne sul palco smettevano di fare rumore e diventava buio in men che non si dica. Peccato che con tutto quel buio non si vedevano mai le stelle. Già, le stelle, questi occhiolini luccicanti sopra di noi. Io avrei applaudito alle stelle se si fossero viste in quei momenti. Le uniche che capiscono il dolore degli uomini, le sole che sanno cosa sia l’amore e cosa si debba fare per esso. Le stelle. Sono così comprensive…
Stringete la terra e il cielo. Svuotate i mari e gli oceani dall’acqua. Bruciate e tagliate la vita al mondo. Ma non rinnegate l’amore. Non fatelo mai. In qualunque luogo esso si trovi, in qualunque forma vi si ponga di fronte e ogni volta che lo vedete passare, non distruggetelo in un attimo. Abbiate cura dell’amore. Psiche ve ne sarebbe grata. Nessun luogo è lontano. Nemmeno quello dove sta il vostro angolo d’amore.







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